martedì 23 aprile 2013

Le cinture (Kyu)

Il karate ha il merito di riconoscere l'evoluzione e il livello tecnico raggiunto di chi pratica, attraverso il colore delle cinture (così come in altre arti marziali). Gli stessi esercizi sono pensati in funzione del grado di preparazione, le cinture colorate rappresentano la preparazione, a maturità d'apprendimento.

Nell’ordine decrescente:

cintura bianca (6° kyu)

cintura gialla (5° kyu)

cintura arancione (4° kyu)

cintura verde (3° kyu)

cintura blu (2° kyu)

cintura marrone (1° kyu)


Imparare il karate si dice che inizi proprio dalla cintura nera, ciò che avviene prima con le cinture colorate è solo una preparazione atta a far crescere la capacità tecnica, psicomotoria e l’ auto consapevolezza.

I colori infatti iniziano dal più chiaro per poi scurirsi via via che si "cresce".

Il nero, la cintura nera, rappresenta la piena maturità, il momento in cui consapevolmente si inizia a comprendere e non solo più ad eseguire meccanicamente.

Iniziano le domande e quindi comincia la ricerca delle proprie risposte.







Gli esercizi di stile (Wado Ryu)

Gli esercizi di stile (Wado Ryu)

Ippon Kumite: sono esercizi statici da compiersi in coppia e prevedono un attacco, parata e contrattacco, sono propedeutici per la comprensione delle distanze e per la coordinazione psicomotoria finalizzata alle tecniche

.

Sanbon Kumite: esercizio che prevede la difesa da tre attacchi consecutivi portati a velocità variabile.
Quindi con un'ulteriore elemento di difficoltà rispetto all'esercizio precedente, avendo anche il tempo di attacco come possibile variabile.



Ohyo Kumite: l'applicazione fluida del Sambon kumite, come se fosse un combattimento reale, apprendendo degli schemi tecnici.


Kihon Kumite: in qualche modo il livello più alto di tali esercizi. Prevede schivata, contrattacco e proiezione o sbilanciamento dell'avversario in un unico gesto tecnico.



Kihon: sono esercizi singoli fatti senza compagno e articolati a seconda del grado di preparazione. Hanno lo scopo di studiare le varie tecniche e migliorarne i movimenti e quindi l'efficacia.


Kata: i kata hanno in sè la radice antica del karate, infatti non iniziano mai con una tecnica di offesa, ma sempre di difesa. Ogni inizio d'esecuzione e alla fine è previsto il saluto, non un vuoto rituale, ma il senso profondo del riconoscimento, del reciproco rispetto.

Da qui parte il profondo valore educativo che il karate porta in se.

I Kata sono delle forme di combattimento immaginarie, ma soprattutto delle codificazioni di tecniche che in altri contesti, vedi ambienti di gara, non sarebbe  possibile utilizzare.

La difficoltà di tali forme è di unire forza fisica, determinazione interiore, velocità, ritmo e respirazione.

La difficoltà d'esecuzione tiene presente il grado di preparazione tecnico ed esperenziale di chi le esegue.

A seguire vi sono elencati i nomi dei kata previsti per le cinture colorate e in seguito quelli superiori previsti per le cinture nere.


- Pinan Nidan
- Piana Shodan
- Pinan Sandan
- Pinan Yodan
- Pinan Godan

- Kushanku
- Bassai
- Jihon
- Chinto
- Naihanchi

- Saishan
- Niseishi
- Wanchu
- Rohai
- Jitte


Chuck Norris icona del Cinema Marziale
8 volte Campione del Mondo di Karate 
Ha praticato per anni il Wado Ryu

Bunkai: sono le applicazioni dei kata. Presi da soli i kata, sono spesso incomprensibil a chi li vede dal di fuori, il bunkai li esplicita mostrandone le potenzialità di difesa e di offesa: per questo, a differenza del kata, viene praticato in coppia.






Ogni stile d i Karate ha le sue peculiarità, il che, ovviamente porta a sviluppare determinati schemi che esaltano ed orientano in maniera specifica e diversa, le tecniche spesso comuni al mondo di quest’arte marziale.


venerdì 19 aprile 2013

I DIECI ELEMENTI DEL KATA



I DIECI ELEMENTI DEL KATA

1. YIO NO KISIN (LO STATO MENTALE)
Lo stato mentale in cui il Karateka deve calarsi nel momento che affronta il KATA, è il classico stato di concentrazione simile a quello di un cacciatore in una foresta di animali feroci, la concentrazione mentale che l'individuo assume quando si sente attaccato.
2. NYO (ATTIVO E PASSIVO)
Ricordarsi sempre durante l'esecuzione del KATA l'attacco e la difesa.
3. CHIKARA NO KIOJKU (LA FORZA)
Il modo di usare la forza e il grado di potenza da impiegare esattamente in ogni momento del KATA, in ogni posizione.
4. WAZA NO KANKYU (VELOCITA)
Il grado di velocità da usarsi in ogni tecnica del KATA, in ogni posizione.
5. TAINO SHIN SHOKU (CONTRAZIONE)
Il grado di contrazione ed espansione del corpo in ogni posizione e tecnica del KATA.
6. KOKYU (RESPIRAZIONE)
Si riferisce al controllo della respirazione sempre in perfetta sintonia con ogni movimento del KATA. La respirazione corretta è fondamentale nel Karate.
7. TYAKUGAN (SIGNIFICATO)
Il significato delle varie tecniche. Il Karateka per rendere realistico il Kata deve eseguire ogni tecnica come se stesse effettivamente combattendo, ricordare il significato di ogni movimento e visualizzarlo mentalmente, questo è di grande beneficio all'economia del KATA.
8. KIAI (UNIONE DEL CORPO CON LA MENTE)
Attraverso il Kiai il Karateka esprime il suo spirito combattivo; il Kiai è parte del KATA e va eseguito nei punti prestabiliti.
9. KEITAI NO HOJI (POSIZIONE)
Si riferisce alla corretta posizione da tenersi in ogni azione del KATA. Eseguire delle posizioni sempre uguali e corrette ci permette di tornare esattamente alla linea di partenza (EN-BUSEN).
10. ZANSHIN (GUARDIA)
Restare nella guardia è lo stato mentale di allerta che si deve tenere a KATA terminato, prima di tornare nello stato mentale dello IOI (IOI NO KISIN ). Dopo aver ottenuto un perfetto Zanshin ci si rilassa e poi si effettua il saluto REI


Quando pratichi il Wado-Ryu......



« Quando pratichi il Wado-Ryu come arte marziale, non significa solo impegnarti; ma anche impegnare te stesso ad un certo modo di vivere;
che  include allenamento agli ostacoli della vita e trovare la via per un’esistenza  ricca di significati per tutto il tempo che ti è concesso su questa terra. Attraverso questo modo di vivere potrai raggiungere il Wa e vivere la pienezza della vita. Bisogna trovare il Wa attraverso l’allenamento, una volta entrato nel Wa, tu troverai molte altre vie per crescere e migliorare il tuo modo di vivere.
 Ti aiuterà a migliorare in tutti i settori della tua vita. » (Hironori Otsuka)

Una scuola di combattimento con due anime

Wadoryu: una scuola di combattimento con due anime
di: Maurizio Orfei 
M° Karate Wado Ryu MAA International

 Il Wadoryu è inquadrato nell’universo delle arti marziali come “stile di karate” e assimilato agli altri principali storicamente riconosciuti.

Nel 1940, il Dai Nippn Butoku Kai organizzò il 44th Budo festival in Kyoto e chiese ai vari gruppi e ai loro fondatori di depositare il nome del loro stile o scuola e il programma del loro metodo. Furono quindi posti i nomi di Wado-ryu karate jutsu, Goju-Ryu, Shito-Ryu, e Shotokan-Ryu e prevedevano, come elemento comune oltre al karategi bianco, lo sviluppo didattico attraverso le tre “K”, Khion. Kata e Kumite

Il Wado-Ryu Jujutsu kenpo prevedeva nel suo programma di studi:
- Atemi o “colpo al corpo”, studio approfondito delle “armi” naturali del corpo umano e studio dei colpi.
- 36 kumite kata classici di H. Otsuka I.
- San mi ittai, studio applicativo del principio del “tre in uno”
a) Ten i, il cambiamento della posizione;
b) Ten tai, lo spostamento del corpo;
c) Ten gi, la risposta tecnica.
- Machite to kakete, studio applicativo dei seguenti principi:
a) Gosen no sen (te), parare e contrattaccare contemporaneamente;
b) Sen sen no sen (te), attaccare mentre l’avversario attacca;
c) Sen no sen (te), anticipare.
- Ukemi: studio delle tecniche di caduta.
- Gyaku nage o “proiezioni sul dorso”, studio delle tecniche di proiezione.
- Joshi goshin jutsu: tecniche di difesa personale femminile.
- Idori: studio delle difese a terra.
- Tanto dori: difese da pugnale.
- Shinken shiraha dori: tecniche di difesa dalla spada classica giapponese.
- Kyusho jutsu: “tecniche per colpire i punti vitali”.
- Kappo: tecniche di rianimazione.
- Kuatsu: elementi base di digitopressione e automassaggio antalgico e analgesico giapponese.
Oltre a questi prinicipi, Otsuka registro come appartenenti allo stile 16 Kata di derivazione okinawense :Pinan 1-5, Kusanku, Naihanchi, Seisan, Chinto, Passai, Neseishi, Wanshu, Jion, Jitte, Rohai, Suparinpei e definì questo metodo come la “Via autenticamente giapponese per il combattimento a mano nuda”. C’è da precisare che nel 1936 i kata previsti nella bozza stilistica erano solo 9, Pinan 1-5, Kusanku, Naihanchi, Seisan, Chinto e in seguito furono aggiunti i successivi. Suparimpei è stato trascurato fino a scomparire. Unsu è un kata praticato con alterne fortune ed esiste una versione “wado” elaborata dal M°Ajari al quale Otsuka concesse il privilegio di farsi filmare nell’esecuzione dei principali kata e khion. Esiste un altro kata, Kumpu, che sembra sia un prodotto originale dello stesso Otsuka e divulgato dal M°Belriti .
 Possiamo considerare questo elenco come il manifesto programmatico dello stile da cui sono stati derivati i programmi attuali delle varie correnti internazionali del Wadoryu, le interpretazioni personali di maestri autorevoli e le scelte delle Federazioni.
 Quello che si evince da questa sommaria descrizione è la differenza fra due tipi di kata, quelli originali nipponici derivanti dalle esperienze di jujutsu di Otsuka provenienti dalle tradizioni dei ryu feudali di kenjutsu e quelli okinawensi derivati dal bagaglio tecnico introdotto in Giappone da Funakoshi, Mabuni e Motobu .
Inoltre le modalità esecutive dei Kumite Kata, cioè tutti quegli esercizi a coppia derivati direttamente dalla tradizione di jujutsu, inteso come estrema difesa nel caso della perdita dell’arma contro un avversario militarmente armato, contrastano talvolta con i concetti di combattimento espressi dagli Yakusoku kumite e dai Bunkai estrapolati dai kata di Okinawa e principalmente legati al combattimento a mani nude.
 I veri kata del Wadoryu sono i Khion Kumite  e i successivi Kumite Kata,  intesi comunque come tecniche a coppia elaborati come Ippon, Nihon ,Sanbon e Ohio kumite.
I kata “a solo” sono stati una sorta di forzatura storica necessaria per permettere al Wadoryu di essere considerato come stile di “karate”.
Questa mia affermazione è supportata anche dalla differenza che fra Bunkai  e Kaisetsu che propongono illustri maestri nipponici di Wadoryu
Il Bunkai, comune a tutti gli stili di karate, è l’utilizzo di frazioni di kata per mostrarne l’applicabilità reale.
Il Kaisetsu è l’estrapolazione del principio che sottintende quella frazione di kata e che spesso nella spiegazione si allontana dalla mera sequenza presa in esame inserendo tecniche mutuate dal jujutsu e non esplicitamente presenti.
 Questa doppia anima dello stile costringe i praticanti di Wadoryu a confrontarsi con due diverse modalità motorie: quella del karate, più formalmente definita, e quella del jujutsu legata ad una maggiore concretezza.




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